Se una snob agorofobica finisce al concerto di Vasco. Le mie considerazioni.

233px-Vasco_Rossi_2Ci sono cose che bisogna fare almeno una volta nella vita. Cose che non sono per tutti le stesse. Cose che nel mio caso si riducono – mestamente e banalmente – al concerto di Vasco Rossi, non esattamente il mio beniamino.
Lo ascolto, per carità, lo apprezzo financo, ma insomma, a guardarmi, chi mi conosce, non mi annovererebbe mai tra i suoi fan. E a ragione.

Per darvi un’idea del clima in cui sono cresciuta, vi posto una conversazione tipo tra me e mia madre quando si parla di vasco Rossi:

Mamma: “Guarda che schifo, io non capisco proprio come si possa pagare x sentire’ sto bavoso e drogato di Vasco Rossi. Pure quelli che vanno lì, si drogheranni tutti, canne, alcool, e chissà cos’ altro…
Senti, cambiamo discorso: ma tu com’ è stasera non puoi, cosa devi fare, dove vai?
Io: “…al concerto di Vasco”.
Mamma: “……!”.

Il tutto è iniziato come una scommessa: due mie amiche stavano per acquistare i biglietti e hanno cominciato a prendersi gioco di me, certe che tanto – snob  e precisetti come sono – non mi sarei mai aggregata. E invece…

E invece – bbona grazia mia – ho speso ‘sti 52 euro per, nell’ordine:

A) Trovarmi fianco a fianco con una fauna, ma con una faunaaa… che allo zoo a confronto stanno messi bene! Chè poi non ho ancora capito se se conciano così pure nella vita di tutti i giorni, o è il concerto di Vasco che gli dà quel coraggio in più per abbigliarsi come manco un cieco co’ ‘na tuta de carta moschicida lanciato nell’armadio!
Io ora era qualche anno che non adavo a un concerto, ma insomma, non credevo andasse ancora di moda arrotolarsi alla testa, a mo’ de asciugamano, la sciarpetta de Vasco. A quarantacinqu’anni, per giunta.

B) Ascoltare canzoni mai sentite. Beh, sì insomma, forse ho fatto troppo affidamento alle mie reminiscenze, ma credevo che conoscere Alba Chiara, Ti voglio bene non l’hai mica capito na na na.., e Canzone,  o aver visto una decina di volte Ciao Ma’, il film anni ’80 con Vasco e sul concerto di Vasco, e sapere persino che lo chiamano Blasco… ecco, credevo che tanto bastasse a far di me una pseudo-fan. Una che durante le due ore si sarebbe, non dico sgolata, ma ritrovata con almeno un cincicarello alla gola. Una che non avrebbe dovuto aspettare la terza strofa pe’ capi’ che canzone fosse (mentre intorno tutti annuivano già al primo accordo…!).
Una che, di tanto in tanto, non fosse costretta a far oscillare il bacino per dimostrare agli amici che “Sì, ce sto. So esattamente dove mi trovo, come me chiamo e che lavoro faccio, e non me sto a senti’ male. Lo giuro”.

C) Vedere gente che so per certo non suonare manco er campanello de casa perchè c’ha le chiavi, imitare Steve Burns e la sua chitarra elettrica con una foga, ma con una foga, che quasi sonava davero!

D) Assistere alle riprese di video che immagino nessuno guarderà mai. Davvero, c’era una ragazza davanti a me che spero lo stesse facendo dietro lauta ricompensa, sennò non se spiega! Pure perchè credo  basti dire “sono stata al concerto”, e basta. Punto. Nessuno mai verrà lì a dirti: “No, famme vede’ il video, vojo le prove!”. O sbaglio?

E) Assistere alla decadenza di un mito del rock italiano. Ora, chi aveva visto l’ultimo concerto mi ha assicurato che stava fin troppo bene, va però detto che su due ore e mezza di concerto, Vasco avrà si e no cantato un’oretta – il tutto inframezzato, dicono, da boccate di ossigeno.

Ora, io dico, vabbè che vabbè, ma infermo pe’ infermo, un giro al Santo Spirito, nun c’era costato de meno??!  

😀

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