Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere. Quando gestire i marziani che amiamo diventa un lavoro.

greyAmiche mie vi do un consiglio: leggetevi “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere”. Leggetelo perchè a me ha illuminato la mente, schiarito le idee e fatto capire che n’ c’è niente da fa’. Con gli uomini, care mie dolci Candy Candy, tocca mettese l’anima in pace. Via dunque quell’abitino da crocerossina, via quell’aria da “salvatrici del mondo” e prendete coscienza di una cosa: gli uomini vanno presi così come sono – a schiaffi, forse, a randellate sulle gengive, se preferite – ma  senza alcuna speranza che possano cambiare. No. L’unica cosa che possiamo fare  – e che in realtà facciamo da secoli – è adeguarci ai comportamenti di questi alieni nati e cresciuti su Marte, e poi un giorno approdati sulla Terra. E se pensate che l’uomo che avete accanto sia strano, particolare, sui generis…tranquille, è normale, nella sua stranezza è normale: come lui, per il mondo, ce ne sono altre migliaia. Tocca soltanto imparare a capirli…!
Vi avverto: il percorso non è facile, anzi, irto di difficoltà e compromessi, distrugge con una sola botta de inchiostro anni di lotte femministe. Roba che Giovanna D’Arco, potesse, darebbe fuoco a noi. Ma se vogliamo vivere una vita di coppia serena, e non fa’ la fine de Rosy Bindi…tocca adeguasse. Quindi, armatevi di santa pazienza e seguitemi.

L’assunto iniziale  da cui prende vita il saggio è questo: provenienti da due pianeti distinti, uomini e donne sono necessariamente diversi. Pe’ forza, su questo non c’è scampo. Noi parliamo, di tutto e con chiunque, loro stanno zitti, su tutto e con chiunque.  E più noi vorremmo che loro parlassero, più loro tacciono. Perchè pare che su Marte stessero tutti zitti…
Grey, l’autore, per spiegare questo loro stadio interiore, fa l’esempio di una caverna. E quando l’uomo si chiude nella sua caverna noi donne non dobbiamo/possiamo far altro che restar fuori e aspettare. Preferibilmente pure con la boccuccia chiusa e le braccette conserte. Per la serie: lasciateci soli e non rompete i bulloni. E chissenefrega se ‘sta cosa ci getta nella disperazione, ci disorienta, e convince la crocerossina che è in noi a flagellarsi. Dobbiamo aspettare e basta. Quanto? Impossibile dirlo. Potrebbe essere un’ora, un giorno, un mese… ma finisce, dicono. Anzi, quando finisce, se noi ce ne siamo state buonine e zitte in un’altra stanza, loro tornano, più innamorati che mai (assicurano gli esperti). Come una sorta di elastico: tira tira, alla fine torna. Inevitabilmente.
La cosa, però, che personalmente mi lascia perplessa è il dopo. Ovvero, pare che una volta deciso, di loro sponte, di tornare da noi – dopo essersi peraltro fatti ampiamenti i fatti loro, nel silenzio e nella solitudine più nera (i festini, le corna e i bunga bunga non rientrano nei servizi concessi nella caverna, no) – noi dobbiamo pure ringraziarli, capito?! Sì dobbiamo gratificarli, rassicurarli, dirgli “ma quanto sei stato bravo che sei tornato”…! Come facciamo con i bambini. Come faremmo co’ Lessie. E come si fa con gli elefanti al circo: hai alzato la proboscide insieme alla zampa destra?! Ma bravoooo, eccoti la nocciolina…!!!!

E’ triste, lo so, ma è così.

Altra questione: avete presente quando, tutte dolci e carine, cerchiamo di alleggerirgli la giornata dandogli, chessò, qualche buon consiglio su come poter risolvere un determinato problema?! Quando ci mettiamo lì alla ricerca di una soluzione, convite di fargli cosa gradita?! E più noi elenchiamo – entusiaste -le possibili opzioni, più loro si infastidiscono?! Bene, d’ora in poi impariamo a farci una copiosa forchettata di affari nostri. E ricordiamo: se un uomo non chiede un consiglio è perché non vuole un consiglio. Di più. Nel momento in cui ne riceve uno non richiesto si offende. E questo perchè, spiega l’autore, su Marte vige il principio del “mai riparare un oggetto se non è rotto”, ergo, i nostri consigli vengono percepiti come un tentativo di riparare qualcosa di rotto, e quel qualcosa – secondo la loro visione distorta – sarebbero proprio loro. Poi dice che so’ le donne quelle imparanoiate…!
Ah, e la stessa cosa vale per i consigli in macchina. Loro non chiedono un’indicazione manco a morì, mentre noi potremmo interrogare pure il casellante in autostrada. Orbene, la regola – detta Gray – da oggi in poi è tacere. Sempre. E qualunque cosa stia accadendo. Anche se è il terzo giro contromano che fate, anche se è in pericolo la vostra vita, anche se il navigatore ha cominciato a prendervi a parolacce, o intorno a voi, dopo i palazzi e l’autostrada, ora vedete il deserto coi cammelli. Tacete perchè un uomo ripreso in macchina si sentirà inadeguato, criticato, “da riparare”. Tacete perchè qualsiasi cosa voi direte non farà altro che innervosirlo, spingendo voi sempre più vicine alle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino…!

Tacere. A noi. Che non sappiamo stare zitte manco nel sonno…! Vabbè,  oh, male che vada un calcione nel sedere e che se ne tornino su Marte, ‘sti trogloditi cavernicoli e puzzoni!!! No??!

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