Omicidio di Gambara: la vittima vera è un’altra.

Giallo a Gambara Trovata donna cadavere / foto vittimaA pochi giorni dall’omicidio commesso dall’ennesimo omuncolo che Dio ci ha scaricato sulla Terra, mi ritrovo qui a scrivere di donne maltrattate. Stavolta però non ho voglia di parlare della vittima in senso stretto, di quella ritrovata cadavere insieme al feto che cresceva nella sua carne, di una donna che, nonostante tutto, aveva comunque deliberatamente intrapreso una relazione con un uomo sposato e padre. No. La mia attenzione è tutta per l’altra vittima, quella ignara, a cui nessuno pensa, forse perchè lei è ancora viva – almeno fisicamente – ovvero la moglie di quell’omuncolo metà mostro, metà uomodaniente. Perchè il dramma vero, in tutta questa storia, è il suo. Di lei che la peggior specie dei giornalisti non ha esitato a sbattere in pagina, facendone nome e cognome, invadendone il profilo Facebook (che a quel punto deve essersi vista costretta a chiudere) e rubandone persino le foto. Come se il mostro fosse lei.

Lei che invece in quegli istanti, coi carabinieri che bussano alla porta, che chiedono del marito, che a lui intimano di mettersi qualcosa addosso e di seguirli in caserma, subito, come l’ultimo dei criminali, deve essersi sentita morire, dentro. Lacerata dall’ansia di qualcosa più grande di quella famigliola messa su in poco tempo, con due figli piccoli, l’ultimo dei quali ancora attaccato al seno, a quel seno che era tornato a grondare latte fresco. Da poche settimane.
L’ansia si è poi fatta più acuta, si è mescolata all’incredulità e allo sgomento quando l’avvocato del marito le ha detto che c’era stato qualche problema, che gli inquirenti avevano voluto trattenerlo, portarlo in carcere, sbatterlo dentro a una cella. E’ a quel punto che è arrivato il dolore, insopportabile, di una vita che va in frantumi. Deve averne sentito il rumore dei pezzi che cadevano, lei, uno ad uno. Immagini di vita e carne rattrappita, aggrovigliata, che precipitano a terra, l’uno di seguito all’altro.

Perchè è allora che quella donna – di cui per rispetto io non farò il nome – ha capito. E non ha capito soltanto che le voci che circolavano in paese erano vere, che sí, l’uomo della sua vita l’aveva tradita, non ha capito soltanto che lo aveva fatto mentre lei, a casa, si trascinava addosso il peso di un secondo figlio, il loro, mentre si sentiva brutta, grassa, stanca e inadeguata. No. In quell’istante ha capito pure di aver amato, vissuto e sorriso con un mostro. Uno che per difendere la loro grigia normalità fatta di poco non ha esitato a sopprimere l’amante. A farla fuori, come gli agnelli a Pasqua.

E non è un gesto d’amore, questo. No. Non fraintendiamo, per favore. L’amore è tutta un’altra cosa.

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2 pensieri su “Omicidio di Gambara: la vittima vera è un’altra.

  1. Ed è anche colei che sconterà la pena peggiore. Peggiore persino di quella dei parenti della defunta. Sarà costretta a cambiare vita e località, per non essere bollata ed additata dai compaesani come la “cornuta moglie dell’assassino”, con la coazione a rivivere costantemente il suo dramma.

    P.s. Il mio nick Fedifrago non è riferito al senso comunemente dato al termine

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