Il Principe George é tra noi, finalmente. Le mie considerazioni sulla gravidanza più lunga d’Inghilterra.

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Il Royal Baby é nato, e per quanto, in molti, sostengano di fregarsene, sappiamo tutti che invece uno sguardo a quelle notiziole fresche, rosa e positive glielo danno, eccome. È un po’ come con i giornali di gossip: i radical chic negano di leggerli, non li comprerebbero mai…ma poi sanno i cacchi de tutti!!! Io che invece sono solo chic, senza radical, la storia l’ho seguita, e pure con vivo interesse. Ed ecco a voi le mie considerazioni:

1) Partiamo dalla fine, e quindi dal nome. Quando lo hanno presentato al mondo, ‘sto ragazzino non ne aveva ancora uno. Sapevano – e sapevamo – che un giorno sarebbe diventato niente di meno che re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. Re di Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Santa Lucia e pure di  Tuvalu. Capo del Commonwealth e governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra, comandante in capo delle forze armate e signore dell’Isola di Man, ma come lo avrebbero chiamato per indurlo a lavarsi i denti o a farsi il bidet…boh, questo nun se sapeva! “Lo comunicheremo a tempo debito”, se la sono tirata. “Dobbiamo ancora deciderlo”, come se in nove mesi non ne avessero mai parlato..! Ahhhh, vabbè!

2) Alla fine ‘sto nome é arrivato – molto prima del previsto, peraltro – e non devono manco essersi spremuti più di tanto, visto che era il nome più quotato dai bookmakers. Ma comunque George é carino, mi piace. È breve, semplice, ha quel quid così english style, e si adatta bene sia a un bimbo che a un adulto. “Il principe George…”! Sì, suona proprio bene. Ma fermamose qui. Perché al bimbetto mamma e papá hanno poi dato altri due nomi: Alexander e Louis…Ecco, passi tanto tanto Alexander, ma Louis fa piuttosto schifo. É così poco elegante, cosí tremendamente americano bassi fondi, (anche se poi qualcuno mi ha ricordato Louis Vuitton, peccato però che in inglese la “s” vada pronunciata, mandando alla malora lo charme), dicevo é così…così…nun se po’ sentí, dai!!! Diciamolo. Quindi, ve prego Kate e William, fate finta de niente e continuate a chiamarlo soltanto George (tanto i secondi nomi non contano, e ve lo dico io che ne ho di tremendi!!)

3) Colgo l’occasione per fare i miei complimentoni al Ciambellano per la Strategia Comunicativa di corte. No, dico, che qualcuno mi spieghi il senso di dire ai media che il parto sarebbe avvenuto prima di quanto invece effettivamente previsto. O comunque di non smentire quel 13 luglio. Mica come trentun’anni fa, quando nacque William, che ai sudditi fu furbamente comunicata una data posteriore a quella prevista per il parto per evitare che i giornalisti si assiepassero davanti all’ospedale anzitempo, con conseguente grossa rottura de zebedei. 

4) Come tradizione comanda, Buckingham Palace, a bimbo urlante, si é affrettata a diramare una nota per ricordare che la prima a sapere della nascita dell’erede era stata la Regina, seguita dal resto della famiglia reale, e poi, per ultimi, i Middleton. A Elisabè, dai, fai la seria e nun te fa’ pia’ in giro. Ma te pare a te che la signora Middleton, con quella faccia, si sia fatta frega’ da te? Lei che sul futuro della figlia ha investito tutta se stessa?! Ti sembra davvero possibile che non stesse lì a tenere le gambe aperte alla figlia? T’hanno dato a’ guazza, come si dice a Roma, Elisabé, dá retta a me!

5) Ventiquattro ore dopo il parto Kate lascia l’ospedale e se ne torna a casa. “Fantastica”, “coraggiosa”, “una pazza”. Gliene hanno dette de tutti i colori, a ‘sta poveraccia, senza considerare il fatto che, in Inghilterra, lasciare l’ospedale il giorno dopo il parto, é la normalità. Normale. Capito?! Lo fanno tutte, e nun se lamenta nessuno. Non come in Italia, che se ve dimettono dopo tre giorni ve sentite abbandonate…!

6) Consapevole che la prima immagine del pargolo avrebbe fatto il giro del mondo, la neomamma, prima di lanciarsi nello scintillio di flash e telecamere, ha pensato bene di sottoporsi a una seduta di parrucco e restyling. Giusto. Giustissimo. Non sarebbe stato carino vederla sfatta e sudaticcia.  Però dico io, ma ‘na panciera, no?! Per caritá, non voglio contestare le morbide forme della duchessa – altro che Belen &Co- però é pur vero che siamo stati nove mesi a cercar di capire se fosse veramente incinta, visto che dukizzata dalla dieta il pancione stentava a venir fuori, e siamo finiti a chiederci se avesse realmente partorito e se quindi quello in braccio fosse effettivamente suo figlio, l’erede al trono.

7) E per ultimo, una richiesta: che qualcuno dia cortesemente fuoco ai giornalisti che negli ultimi giorni si avvicendano tra salotti e salottini, facendo a gara a chi spara la banalità più grossa. La più fastidiosa é: “Sono una coppia normale, moderna…”. Oh, gente, siamo nel 2013, non nel 1300! Va da sé quindi che si muovano in macchina e non in carrozza, che si siano sposati per amore (vivaddio!), e che il padre prenda in braccio il figlio. Strano ma vero, sono in grado di farlo anche gli uomini…!

P.S. Ai miei cari colleghi pregherei anche un’altra cosa: non scrivete “il Royal baby si CHIAMERÁ George”. Si chiama, ce se chiama già adesso, o comunque é così che già ora lo chiamano il padre e la madre! Grazie.

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