L’incapacità di sentirsi dire “no”. E se la colpa fosse anche vostra, mamme?

femminicidio3-561x250“…Sará un bel maschio, vivaddio. […] Un bel maschietto, facile, diretto, che reclama a voce alta. Potrai legartelo a doppio nodo, lo sommergerai di baci e di morsetti, e giù smaneggiate al pipino. In cambio ne avrai tutte le carezze che suo padre non ti dá piú. Ti piaceranno quelle piccole carezze sul viso gonfio, e sarai davvero commossa. Ma poi, con i primi pantaloni, troppo corti per le sue gambe improvvisamente troppo lunghe, comincerai a temere che lui, da un giorno all’altro, con identica rapidità, ti scopra per quella che sei, e la smetta di venerarti. Allora farai di tutto per trattenerlo nei pantaloni troppo corti, e lo sovraffolerai di premure. Al pomeriggio per merenda moltiplicherai le dosi di quella certa crema che a lui piace tanto. Non é che lo vizi, al contrario, lo difendi, perché un ragazzo grassoccio e brufoloso é meno appetibile di uno smilzo, per quelle smorfiosette con il pancino di fuori e il piercing all’ombelico, che hai visto affacciarsi vicino a lui sui banchi del ginnasio, e che, se non stai in guardia, molto presto gli faranno marinare la scuola per infilargli la linguetta in bocca ai giardinetti…E te lo porteranno via, e rideranno di te insieme a lui. Allora ti metterai a piangere, ti farai venire un mucchio di malesseri, pur di non lasciarlo uscire, nonostante abbia già finito i compiti. Dovrà restarti accanto, per accudirti. In fin dei conti te lo meriti. Sei sua madre, gli hai tolto la cacca dal sederino, e adesso é giusto che sia lui a fare qualcosa per te. Lui é un buon figlio e resterà. Resterà giusto il tempo necessario, perché quel piccolo grumo di odio verso di te, che talvolta ( e se ne vergogna poverino!) gli ruzzola nel cuore, maturi in un cocomero di odio urlato e senza ritegni. D’altronde é figlio di suo padre. Comincerà ad imitarlo, com’é naturale. Ti denigrerà con gli amici, si vergognerà di te, ti allungherá qualche bel pizzardone, che sarai felice di ricevere, perché gli errori che una madre ha commesso é giusto che li paghi…”. (da Manola, M. Mazzantini)

Poi un giorno, quando tu, madre, ti volterai a guardare altrove per un attimo, quando non sarai lì ad accudirlo, il tuo caro bimbo, quel ceffone, lo mollerà alla fidanzata, alla moglie. Ai figli. E loro, no. Loro non se lo meritano proprio. Come non lo meritavi tu, certo, ma tu quel giorno di contraddire il tuo figlioletto adorato non ne hai avuto il coraggio. Non credevi fosse necessario, era pur sempre un bambino, il tuo ometto. Anche da piccino piccino, tu, un “no”, non sei mai stata in grado di dirglielo. Ti dispiaceva vederlo triste, o forse ti  scocciava star lì a sentire la sua lagna. Sapevi che con quel “no” avresti dovuto rinunciare ai suoi baci e alle sue carezze per un po’. E allora tanto valeva accontentarlo, tanto poi crescendo avrebbe capito, avrebbe imparato. E invece no, é lí che hai sbagliato mia cara-mamma-di-figlio-maschio. Perchè ora che è un uomo fatto, ora che ha una moglie e dei figli, lui, quei “no”, non ha ancora imparato a sentirseli dire. Ma stavolta non nega baci e attenzioni. No. Ora che è grande, ora che ha capito di essere forte e temuto, lui picchia, violenta. Spesso uccide pure. E la colpa, forse, è anche un po’ tua. Riflettici.

Fa male vero? No, tuo figlio non farebbe mai una cosa del genere, pensi.  Lui, così dolce con te, non sarebbe mai in grado di uccidere una donna, di mollarle un ceffone. Di trattarla male. Sicura, eh? E pensi allora che la mamma dell’assassino di Fabiana,  bruciata viva, di Ilaria, strangolata mentre tornava a casa dal lavoro, Alessandra, accoltellata per strada, o Chiara, uccisa dal marito, sapessero? Credi davvero siano rimaste ferme nonostante conoscessero l’indole violenta del figlio? No, io non credo. Credo piuttosto che la pensassero come te: mio figlio è diverso.

E tu, mia cara giovane mamma-di-figlio-maschio, tu che pensi che il tuo bimbo sia il dono più grande che Dio ti abbia mandato, tu che ora stringi quel frugoletto tra le mani, tenero e ciccioso, che ama te più di ogni altra cosa, agisci da subito. Hai una responsabilità, con la società e con le donne che un domani ameranno tuo figlio. Lo so è difficile dire “no”, lo vedo con i miei nipoti. Ma ricorda: un “no” in più oggi, è un uomo più forte domani. Più stabile, più sicuro di sè. E forse meno violento.

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4 pensieri su “L’incapacità di sentirsi dire “no”. E se la colpa fosse anche vostra, mamme?

  1. E’ proprio così, i genitori oggi non sono in grado di dire un bel “NO”, non sono in grado di dare uno schiaffone , uno, uno che sia uno. Non dico di usare violenza estrema, na uno scappellotto non ha mai fatto male a nessuno. C’è anche da dire però, che potrebbero subito intervenire i servizi sociali. I figli non sono più solo di chi li genera oggi.
    Anche a scuola, se si comportano male e la maestra chiama i genitori, questi sono pronti a difendere il proprio figlio a spada tratta, invece di rimproverarli….

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  2. è vero noi mamme dai figli maschi ci facciamo intortare. Almeno il mio mi frega sistematicamente con baci, sorrisi e testine piegate. Detto ciò, conosce punizioni e “no”. Tuttavia mi permetto ampiamente di dissentire. Qualche “no” mancato e qualche capriccio concesso non fanno di un bambino un futuro mascalzone, non diciamo scemenze.

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  3. La figura del padre per un maschio può sembrare meno importante ma spesso il figlio riproduce con le proprie donne tutti i comportamenti che ha visto, osservato e poi fatto propri della figura paterna. Per cui credo che siano nello stesso modo i “no” della madre ma anche l’autorità di un padre presente e non disinteressato a far la differenza nel processo di educazione di un figlio, domani fidanzato-marito-padre.

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