No, dico, quel capello biondo tra le dita del cadavere vogliamo prenderci la briga di analizzarlo?

stsiE dopo Amanda e Raffaele, i togati di piazza Cavour rimandano alla sbarra anche Alberto Stasi. E mi sembra pure giusto. Soprattutto se i giudici di primo grado e quelli di appello si erano sempre rifutati di analizzare indizi fondamentali: il capello – che le cronache raccontano biondo – trovato incastrato tra le dita del cadavere, per esempio.  Una follia, a mio parere, visto peraltro che le indagini, in sei anni, non si sono mai preoccupate di poggiare lo sguardo altrove. Qualora infatti gli ermellini avessero optato per l’assoluzione, Stasi non sarebbe più potuto essere imputato con l’accusa di omicidio nel processo Poggi. Qualsiasi cosa fosse successa. Anche se, per assurdo, tra dieci anni fosse stato ritrovato il suo dna sul corpo della fidanzata.

La convinzione che il processo vada rifatto non nasce  comunque da motivazioni lombrosiane, badate bene. Non credo, cioè, che Alberto possa essere colpevole perchè ha le sembianze dell’assassino freddo e calcolatore – gli occhi di vetro, le labbra sottili, la pelle diafana . Nè penso che la sua reazione, durante la telefonata fatta al 118, distaccata come se stesse ordinando la spesa alla Sma sotto casa, o stesse disdicendo la lezione di spinning in palestra (e poi quel: ma è una sua parente? NO, è  la mia fidanzata) – per quanto immotivata e illogica –  possa essere considerata una prova di colpevolezza. E’ banale, ma è vero: ognuno reagisce al dolore a modo suo.

Piuttosto credo sarebbe stato insensato – quasi un reato – assolvere per la terza volta un ragazzo condannato qualche mese fa per detenzione di materiale pedopornografico. Detenzione che potrebbe fornire all’accusa IL movente dell’omicidio. Chi ci dice infatti che  Chiara non avesse scoperto quelle foto oscene, e proprio per questo i due potessero aver litigato, fino alla morte. Chi ci dice che Chiara non avesse minacciato di sputtanarlo, o peggio denunciarlo, lui a un passo dalla laurea alla Bocconi e un futuro lanciato verso una carriera brillante?

Non ce lo dice nessuno, visto che l’unico che potrebbe parlare, tace.

Non solo. Ma qualcuno ricorda il viaggio a Londra fatto da Alberto qualche settimana prima dell’omicidio? Il ragazzo era in compagnia di un suo amico, e Chiara lo raggiunse qualche giorno dopo. Nulla di strano, per carità, ma se volessimo inventarci altre stranezze potremmo ipotizzare la scoperta da parte della fidanzata di chissà quale segreto…!

Insomma, volendo, il movente ci sarebbe. Un movente, che lo sappiamo, se non supportato da una prova tangibile, non regge. E allora che si analizzi quel maledetto capello. Se poi non è di Alberto, che ben venga l’assoluzione piena. In cinque gradi di giudizio, manco in tre, perchè a quel punto lo assolverebbero pure stampa e pubblico.

Comunque vadano le cose, quel che è davvero interessante analizzare è peró il secondo freno tirato dalla Corte di Cassazione in meno di un mese. Dopo il caso di Meredith – che ha visto il ritorno alla sbarra di Amanda e Raffaele – gli ermellini pongono il veto su un’altra assoluzione  e rimandano tutto a una nuova Corte d’Assise. Una manovra che fa suscitare il dubbio che gli anziani non si fidino più delle decisone prese dai loro colleghi. O che comunque si pongano dubbi e domande che i colleghi di primo e secondo grado non si sono posti. La magistratura bacchetta dunque se stessa, in una sorta di metacazziatone. Che forse dovrebbe far riflettere. Forse.

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