Specchio, specchio delle mie…branchie.

Gli architetti che arredano le palestre andrebbero denunciati per truffa. E non sto scherzando!Avete presente gli specchi che tappezzano le pareti delle sale, e in qualche caso anche gli spogliatoi? Ecco, l’idea di metterli lì è stata la loro. E la motivazione ufficiale, quella che vanno raccontando a destra e a manca, è assolutamente condivisibile: “In tal modo l’ambiente appavivà più gvande, aveato, più luminoso. Senza tvalasciave poi la lovo estvema utilità duvante l’attività fisica”.

Vero, verissimo. Peccato, però, che sia soltanto una bella bugia, buttata lì per ingannarvi e prendersi gioco di voi (e di noi). Non ci credete? Pensate che sia la solita rovina-sogni, acida e cattiva? Va bene, e allora fate la consueta prova: specchiatevi.

Risultato? Negli specchi in sala sembrerete dei capponi ingrassati per il giorno di Natale, bassi e larghi, che si farà prima a saltarvi sopra che a girarvi intorno. In quegli nello spogliatoio apparirete invece incredibili creature, magre e toniche, alte e leggiadre. Persino la pelle apparirà più luminosa, e i seni più alti e turgidi. Miracoli della palestra?! Ma manco per niente!!! Il miracolo – e l’inganno – è tutta opera del vetraio e di quel bastardo dell’architetto che ve li ha piazzati lì, per indurvi a lavorare di più in sala, e per accrescere il vostro ego subito dopo, una volta negli spogliatoi. Convincendovi così che quelle due ore sprecate lì dentro hanno avuto senso. Non credetegli!

Ma il dramma vero – di quelli che possono rovinarvi un’intera giornata – avviene quando, una volta abbigliate col vostro completino da palestra, in tinta con le scarpe e perché no, anche con l’asciugamano, l’elastico per i capelli, la bottiglietta, la fascetta asciuga sudore, le mutande e il reggiseno… vi mirate e rimirate nello specchio dello spogliatoio. Siete belle, perfette, delle Barbie a grandezza naturale. Il vostro ego, a questo punto, è al massimo: sicure di voi, e certe di attirare gli sguardi dei soliti pesci lessi appoggiati al bilanciere, vi avviate con culo pizzuto e ondeggiante verso la sala.

E zac! Il dramma è proprio lì davanti a voi, e ai vostri occhi, che a questo punto strabuzzeranno increduli. E all’improvviso vi ritroverete a chiedervi:“E chi è quel tacchino lì davanti, vestito esattamente come me, che ondeggia pesante anziché muoversi a ritmo di musica?!”. Ebbene sì, mi spiace dirvelo in maniera così diretta e brutale, ma quel tacchino siete proprio voi. E quell’abitino è lo stesso che un attimo prima vi aveva fatte sentire dee dell’Olimpo. Ma tranquillizzatevi e non fatevi prendere dall’ansia, la colpa è tutta dello specchio. Di quello nello spogliatoio, ovviamente.

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